Le vignette ci sono, Vauro no. Ma noi siamo con lui

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La puntata di ieri doveva esser quella riparatrice, dopo tutte le polemiche sul presunto sciacallaggio di Santoro e le critiche alla vignetta di Vauro, ma non l’ho vista, come non vidi quella di Giovedì scorso. Mi sono limitato a leggere qualche articolo su qualche testata on-line (prometto che leggerò anche quello de “il Giornale“). Come mi aspettavo, Santoro ha reagito alle provocazioni (e alla censura caduta – dall’alto – su Vauro), con frecciatine e con un colpo a sorpresa nel finale..

Infatti dopo un breve “colloquio telefonico” fra Vauro e Francesca Fornario (la vignettista che doveva sostituire il grande vignettista toscano, ma che di fatto non lo ha fatto) in cui si fa notare che “Il Giornale”, nell’occasione della pubblicazione delle vignette su Maometto, si distinse nella difesa della libertà di satira.

Quelle si. Vauro no. Ovvio, è uno sporco comunista. Sciacallo e mangiabambini

La satira di Vauro fa male, molto male. Perchè Vauro non fa ridere, fa riflettere, è questo il suo problema. Rischia con le sue vignette di far risvegliare le menti, ormai assopite, di molti italiani. Da noia, ma tornerà (almeno l’ha detto Santoro..). Intanto è stato a fare una visitina a Serena Dandini a “Parla con Me”.. (appena trovo il video metto il link)

Intanto guardatevi le vignette di ieri, intitolate “la via crucis del precario“.Ah, dimenticavo. Se siete iscritti a Facebook, è nato un gruppo a sostegno di Vauro. Lo trovate a questa pagina.

8 total comments on this postSubmit yours
  1. L’ho viste le vignette, ora vedrai che i “talebani cristiani” urleranno al sacrilegio..

  2. Vauro falle su Maometto…e poi invochi il diritto di satira..!! Mi viene da dire solo vergogna pusillanimi!!

  3. Le vignette di Vauro fanno riflettere, appunto. E’ proprio questo lo scopo della satira… ma forse a qualcuno sfugge questo piccolo dettaglio…

  4. In un mio post, tempo fa, intitolato appunto “Leggendo un giornale”, descrivevo la mia lettura del “il Giornale” appunto. L’avevo letto tutto praticamente, tralasciando le pagine sportive e notizie relative a gossip e cavolate simili.
    Sono finito sulle lettere al direttore. Giordano ovvio.

    Il tipo si lamentava della pagina sportiva, troppo tendente al milan e all’inter. Tanto per dire la bassazza di certe richieste nel giornalismo.

    il direttore rispose bene o male così:

    “Nel giornalismo non esiste l’obbiettività, al massimo l’onestà intellettuale”.

    Insomma, hanno la “Faccia come il sedere”.

  5. @ Le Favà

    Chiamalo pure culo

  6. Pensavo a ‘na roba. La Francia non è molto dissimile da noi, comprese talune recenti pressioni del Governo sulle reti televisive. Però c’è una differenza sostanziale: la prima cosa di cui i giornalisti francesi si stupiscono guardando la nostra televisione è non solo l’enorme presenza di programmi politici in prima e seconda serata ma, pure, il presenzialismo, in tali programmi, dei rappresentanti politici. Rappresentanti, poi, che negli studi si comportano come se fossero di casa, con un rapporto molto confidenziale con i conduttori, mentre in Francia, appunto, le poche volte che i leader vanno in tv rivestono quasi un ruolo istituzionale e mantengono un formale distacco con il giornalista di turno. Questo per dire che il problema è sempre quello: la politica, in Italia, tratta l’informazione come se fosse roba sua, a mo’ di ufficio stampa. La colpa, ovviamente, è anche della casta dei giornalisti (la vogliamo chiamare così?) che ha viziato i signorotti dei palazzi e che troppo spesso ricorre ad autocensure preventive senza nemmeno bisogno di editti bulgari.

  7. @ Daniele

    Hai fatto una buona fotografia, purtroppo è verissimo ciò che dici e vale anche a livello microscopico. Io ho iniziato una piccola avventura con un giornale free press delle mie zone, un niente che per adesso fa 8000 copie e viene distribuito nei negozi, tuttavia è indicativo come siano solo 2 le ossessioni che si prsentano a tutte le riunioni di redazione la prima è la pubblicità la seconda è il POLITICAMENTE CORRETTO che spesso si traduce in autocensura preventiva. Tutte le interviste ad esempio devono avere la controparte un amministratore di centrodestra e uno di centrosinistra, spesso c’è il “QUESTO È MEGLIO NON SCRIVERLO”. Ed è soltanto un giornaletto free press… Petetico.

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